Caduta dei Capelli: perchè accade?

La caduta dei capelli è un processo di per sè naturale ma spesso si sviluppa in modo incorretto configurando fenomeni di calvizie Questa pagina fornisce informazioni sul fenomero della caduta dei capelli e sulle cause che lo generano, andando ad analizzare il caso di caduta dei capelli più comune a uomini e donne: l' alopecia, chiamata anche calvizia androgenetica.

• È normale assistere ad una caduta dei capelli? • Come vive un capello
• Quale può considerarsi una caduta dei capelli normale? • I farmaci possono provocare la caduta dei capelli?
• Cosa si intende per alopecia? • Alopecia androgenetica maschile
• Alopecia androgenetica femminile • In quali zone si presenta l'alopecia androgenetica?
• Si può curare l'alopecia androgenetica? Quali i risultati? • Le cure funzionano sempre?

È normale assistere ad una caduta dei capelli?

L'attività fisiologica di un capello prevede una nascita, un lungo periodo di crescita ed una morte.

In condizioni di normalità poco dopo la caduta dei capelli se ne producono altri che ricalcheranno le orme dei predecessori: questo andamento ciclico può verificarsi per tutta la vita dell'individuo.

E' perciò normale che si riscontrino dei capelli sul pettine e nel lavandino dopo il lavaggio. Non è normale che in seguito alla caduta del capello non ne ricresca un altro o ne ricresca uno di calibro e qualità minore.

Come vive un capello

Nel corso del suo ciclo di vita un capello attraversa tre fasi:

  • Anagen: la matrice produce le cellule che costituiscono il capello permettendogli di risalire lungo le pareti del follicolo. Questa fase dura da tre a cinque anni, ma nelle donne spesso fino a sette, e questo spiega perché alcune donne possono avere capelli molto lunghi (un centimetro al mese per sette anni significano più di ottanta centimetri!). Una capigliatura sana è costituita per l'82-90% dei casi da capelli in questa fase.
  • Catagen: in seguito ad un segnale ormonale o chimico (la questione è ancor oggi dibattuta) il follicolo entra in una fase di "riposo", in cui le cellule non si riproducono più. Il capello rimane nel cuoio capelluto, ma non cade né cresce. Questa fase dura un paio di settimane. Circa l'1% dei capelli è in questa fase.
  • Telogen: si interrompe ogni attività produttiva e il capello è trattenuto unicamente dalle pareti del follicolo. Dall'ingresso in fase telogen alla caduta vera e propria potrebbero passare anche 4 mesi. In fase telogen si trova sempre almeno il 10-18% dei capelli presenti sul cuoio capelluto sano.

Dopo circa 3 mesi, se non sono intervenuti fatti nocivi a carico della matrice, nasce il nuovo capello.

Il periodo in cui il capello è nato ma non è ancora emerso dal cuoio capelluto si definisce fase metanagen mentre, dalla sua comparsa al di fuori della cute, diventa anagen.

Quando i capelli di una chioma sono nell'82-90% in fase anagen e nel 10-18% in quelle catagen e telogen, tutti i capelli vengono sostituiti e non si manifestano diradamenti.

Talvolta la matrice pilifera sostituisce il capello caduto con uno di calibro nettamente inferiore o non lo sostituisce affatto: in questo caso, secondo l'entità ed il disegno assunto dalle aree che si sono sfoltite, si ha a che fare con un'alopecia.

Quale può considerarsi una caduta dei capelli normale?

Non c'è un numero preciso che contraddistingua la normalità perché la caduta dei capelli dipende anche dalla quantità di capelli presenti sul cuoio capelluto. Essi possono essere da 100 a 200mila circa e pertanto la caduta può interessare da 30 a 100 capelli in media al giorno. Naturalmente, per non andare incontro a calvizie, è necessario che tutti i capelli che cadono siano sostituiti.

Infatti, anche se cadono solo dieci capelli al giorno, lo spettro calvizie può materializzarsi se ne vengono sostituiti solo nove o meno.

  • La caduta dei capelli e le stagioni: nelle stagioni di transizione (autunno-primavera) la caduta spesso aumenta perché l'uomo conserva una manifestazione ancestrale propria di altri mammiferi pelosi: la muta. Nei periodi aprile-maggio e settembre-novembre alcuni ormoni, informati soprattutto dalle ore di luce, attivano un processo sincronizzato di caduta con un aumento del numero dei capelli che cadono. Si tratta di un fatto fisiologico che non è causa di calvizie definitiva.
  • La caduta dei capelli da stress: condizioni psicofisiche difficili, soprattutto se prolungate, possono provocare un aumento della caduta dei capelli, talora anche molto pronunciato. Fra le cause di queste condizioni si possono citare gli shock emotivi, i periodi di super-attività (studio, responsabilità professionali, difficoltà familiari, problemi di relazione, ecc.), attività sportive o professionali faticose e non associate a regimi alimentari compensativi, superlavoro e malattie debilitanti. Intervenendo sulle cause del fenomeno e con trattamenti locali e, se necessario, generali adeguati è però possibile riportare le condizioni alla normalità in un tempo relativamente breve e con elevate probabilità di successo.
I farmaci possono provocare la caduta dei capelli?

Alcuni medicamenti hanno dimostrato di provocare una perdita di capelli ed in particolare alcune classi di antibiotici e gli antidepressivi che possono provocare l'ingresso di un alto numero di capelli in fase telogen, cioè di caduta.

In genere con la sospensione della terapia farmacologica il ciclo pilifero riprende un andamento normale, anche se è consigliabile "aiutare" i capelli con prodotti nutrienti e rinforzanti soprattutto se la malattia è stata debilitante. Per risultare efficace questo aiuto deve però essere adeguato al fenomeno che si è venuto a creare, utilizzato in dosi idonee e per un periodo determinato. Come al solito l'auto-cura va sconsigliata perché potrebbe essere inadatta, impedendo un corretto ripristino dell'attività dei capelli.

Cosa si intende per alopecia?

Una diminuzione della qualità (colore, spessore) e della quantità di capelli o la loro scomparsa. Le alopecie più diffuse si definiscono:

  • androgenetica, riguarda solo la caduta dei capelli delle zone frontali e superiori del capo;
  • defluvium telogenico, evento che si manifesta con un notevole incremento della caduta dei capelli che possono provenire da tutto il cuoio capelluto;
  • areata, che si manifesta con chiazze prive di capelli che possono essere localizzate in ogni regione del cuoio capelluto;
  • totale, con scomparsa dei capelli su tutto il capo;
  • universale, che riguarda i peli di tutto il corpo.

Ora ci focalizziamo sull’alopecia androgenetica, il fenomeno di caduta dei capelli più comune tra la popolazione sia maschile e femminile.

Alopecia androgenetica maschile

Negli uomini predisposti all’alopecia androgenetica maschile, la caduta dei capelli può iniziare in qualsiasi momento dopo la pubertà, quando i livelli sierici di androgeno crescono.

La forma classica inizia verso i 18 anni. Molti capelli iniziano ad essere sostituiti da altri più sottili. Si inizia ad avere una recessione bitemporale. Verso i 20 anni i segni di calvizie iniziano ad essere evidenti. C’è poi un’altra forma di calvizie più lenta che inizia verso i trenta anni e progredisce lentamente. Se è vero che la caduta dei capelli si manifesta più lentamente (verso i 40 o i 50 anni) è anche vero che l'evoluzione è generalmente più progressiva.

Gli uomini che presentano pochi segnali di perdita fino a circa 50 anni, non dovrebbero diventare calvi negli anni futuri.

Alopecia androgenetica femminile

La forma di alopecia o calvizie androgenetica della donna inizia, invece, verso i trentacinque anni e si manifesta tipicamente in tre stadi.

Vi sono alcune aree dello scalpo che sono sensibili ad un messaggio genetico portato dagli ormoni steroidi maschili ad effetto mascolinizzante. Gli ormoni sono messaggeri chimici, portati dal sangue e agenti sul corpo, ove vi siano i corrispettivi recettori.

Sono prodotti e controllati dal sistema endocrino (ipofisi, tiroide, paratiroidi, surrenali corticale e midollare, pancreas insulare, gonadi o ghiandole sessuali, cioè testicolo e ovaia, alcuni aggiungono anche timo e epifisi). Gli estrogeni sono invece ormoni steroidi femminili ad azione femminilizzante.

La calvizie androgenetica per manifestarsi ha bisogno degli androgeni, ma la causa non sono gli androgeni, bensì il messaggio genetico da essi portato. Il soggetto colpito da alopecia non ha livelli ormonali differenti rispetto ad un soggetto non colpito.

In quali zone si presenta l'alopecia androgenetica?

Nei maschi i primi segni si presentano nei cosiddetti golfi o anse frontali (impropriamente definite stempiature) per poi colpire anche la zona apicale della testa. In seguito il fenomeno si trasferisce anche nell'area centrale "collegando" fronte e nuca.

Nelle donne è più frequente invece uno sfoltimento della zona centrale, mentre almeno inizialmente, la zona frontale è meno interessata.

Si può curare l'alopecia androgenetica? Quali i risultati?

In un numero sempre maggiore di casi la risposta è si.

Certo chi pretende di curarsi con una pillola presa una volta a settimana, o con una decina di fialette due volte l'anno, è meglio che si rassegni al diradamento e alla calvizie. Almeno nelle prime fasi, le cure contro l'alopecia androgenetica richiedono una certa costanza con, ad esempio, applicazioni locali e/o assunzioni di preparati per bocca giornalmente. Quando il fenomeno è sotto controllo si può invece ampliare l'intervallo tra un'applicazione e l'altra a 2-3 giorni. Questi "intervalli" tra le applicazioni sono portati solo ad esempio: ogni persona è un caso a sé e pertanto la terapia va modulata all'inizio secondo le peculiari caratteristiche e, nel corso della cura, secondo la responsività soggettiva.

Diversi sono gli scopi perseguibili di una cura per l'alopecia androgenetica: notevole rallentamento del fenomeno, arresto della caduta dei capelli, ricrescita di nuovi capelli. Solo per fare un esempio dei risultati che oggi si possono ottenere, studi molto recenti hanno dimostrato che il trattamento con una sola delle sostanze attualmente in uso induce il mantenimento della chioma presente all'inizio della cura nel 32% dei soggetti, un arresto della caduta e la ricomparsa di qualche capello nel 22% dei casi e la ricrescita vera e propria di capelli nel 40%.

È da sottolineare che i trattamenti per l'alopecia androgenetica non sono universali, nel senso che esistono trattamenti specifici per uomo e trattamenti specifici per donna.

Le cure funzionano sempre?

Nemmeno la comunissima aspirina o i migliori antibiotici sono efficaci nel 100% dei casi. A maggior ragione quando si parla di calvizie androgenetica, dove la manifestazione assume caratteri assai diversi da persona a persona: va detto chiaramente che non esiste un prodotto o un protocollo terapeutico valido per tutti, o comunque migliore in assoluto.

È ampiamente dimostrato che nell'alopecia androgenetica l'uso combinato di più principi attivi offre risultati ben superiori alla semplice somma dei loro benefici.

Studi recenti su un ampio campione di uomini hanno dimostrato che i risultati delle recenti terapie contro la calvizie androgenetica possono essere definiti soddisfacenti in più del 90% dei casi. Va tuttavia ricordato che rifarsi semplicemente alle percentuali di successo non è corretto, dato che nei gruppi di studio sono presenti casi con diversi stadi di "gravità" del fenomeno calvizie: basti pensare all'età del paziente o al momento in cui si inizia la cura rispetto ai primi sintomi, solo per fare due esempi.

Sinteticamente si può concludere che esiste una relazione inversa fra "vecchiaia della calvizie" e entità dei risultati: un motivo in più per sottoporsi ad un controllo al primo sospetto.

Inoltre, come per tutte le cure, giocano un ruolo importante la ricettività soggettiva e la compliance del paziente (ovvero la costanza e puntualità nel seguire la terapia).

Per ulteriori informazioni sui possibili trattamenti per arrestare la caduta dei capelli e per le diverse tipologie di calvizie clicca qui.

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